Tsutomu Endo | Prospex Friends | Seiko Prospex
Fotografo
Tsutomu Endo
Fotografo con una passione per lo sviluppo e la valorizzazione delle culture etniche

PROFILO
Nato nella Prefettura di Nagano, vive la neve fin dall’infanzia e sviluppa presto una profonda fascinazione per il mondo dello snowboard.
All’età di 19 anni inizia la sua carriera come fotografo, concentrandosi principalmente sulla fotografia di snowboard.
Negli anni ’90 viaggia tra le montagne innevate di tutto il mondo, realizzando numerosi lavori incentrati sulla prima linea della board culture e su un profondo omaggio alla neve.
Fin dall’inizio della sua carriera definisce il proprio approccio alla fotografia come “inner focus”, esplorando l’espressione artistica con l’obiettivo di catturare la brillantezza di questo pianeta dinamico e la sua armonia con la vita.
Negli ultimi anni si è spinto fino al Circolo Polare Artico, una regione oggi in rapido cambiamento e progressiva scomparsa. Ha avviato un progetto fotografico dedicato alla fragilità dell’ambiente naturale artico e alle culture etniche che vi abitano. Nel suo libro Inner Focus (2015, Shogakukan) raccoglie e racconta 18 anni di esperienza e storia nello snowboard.

ATTIVITÀ PRINCIPALI
| 2021 - | Soggiorno in un campo nomade dei Nenets nell’Artico siberiano |
|---|---|
| 2019 - | Partecipazione alla caccia al narvalo con gli Inuit in Groenlandia |
| 2018 - | Soggiorno a Siolapark, l’insediamento Inuit più settentrionale della Groenlandia |
| 2017 - | Soggiorno nella comunità di Haines, Alaska. Incontro e intervista con il popolo Sami, Circolo Polare Artico, Lapponia |
| 2016 - | Glacier Camp, Islanda |
| 2014 - | Glacier Camp, Islanda |
| 2013 - | Baldy’s e TAIL-GATE ALASKA, Alaska |


Mr. Endo, da sempre coinvolto con la causa delle montagne innevate, ha immaginato il futuro tra 100 anni sulla base dei cambiamenti dell’ambiente naturale e ha iniziato a documentare le persone delle regioni innevate e dei territori circostanti.
Di seguito i commenti del Mr. Endo al riguardo:
«In un’epoca in cui i disastri naturali si verificano frequentemente in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico, ci troviamo ad affrontare una crisi che ci impone di considerare seriamente il fatto che gli esseri umani fanno parte della Terra e non sono separati dalla natura. Credo che la ragione che può guidarci verso il futuro risieda nello stile di vita dei popoli indigeni, tramandato fin dai tempi antichi.
I popoli indigeni dell’Artico, che hanno vissuto all’interno di una piccola cerchia di persone e in un rapporto con la natura più grande della civiltà, hanno condiviso il cibo ottenuto dalla caccia. Hanno vissuto in armonia con l’ordine naturale delle cose, sfruttando appieno ciò che la vita offriva loro, fino alla pelliccia e al grasso degli animali. Oggi, tuttavia, la calotta glaciale artica sta scomparendo a un ritmo senza precedenti e lo scioglimento dei ghiacci marini sta aprendo le rotte di navigazione artiche. Lo sviluppo delle enormi risorse di energia fossile sta per iniziare sul serio. Natura e popoli indigeni vengono sacrificati insieme alla crescita economica. Queste sono le questioni più urgenti che il capitalismo si trova ad affrontare oggi, ed è per questo che abbiamo deciso di affrontarle come progetto.
Non si tratta solo dell’Artico e dei popoli indigeni. Non si tratta di preservare l’Artico e le popolazioni indigene come un archivio, ma di rivelarne la profonda dimensione psicologica attraverso le loro vite e le loro esperienze nella regione.
Vorrei conoscere la dignità di queste persone, che hanno vissuto in direzione opposta rispetto alla ricchezza materiale. Attraverso questo progetto, vorrei guardare con occhi nuovi alla coesistenza tra esseri umani e natura e all’impatto dell’economia sulla Terra.»







